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FORME. Bergamo capitale europea dei formaggi

Eccellenze casearie orobiche tra identità, cultura e turismo.Forme. Bergamo capitale europea dei Formaggi

 Il progetto

 Il formaggio è uno dei prodotti agroalimentari più caratterizzanti e legati al territorio d’appartenenza, risultato si tradizioni secolari e  filiere di produzione uniche.
Se questo è vero in assoluto, lo è soprattutto per il territorio di Bergamo che vanta il primato europeo per numero di formaggi D.O.P., con ben 9  prodotti. Nessun’altra tra le 110 province italiane, né tra le aree amministrative europee, può vantare un così alto numero di formaggi protetti. A  questi si aggiungono anche altre eccellenze straordinarie, tra cui quelle rappresentate dal marchio “Formaggi Principi delle Orobie”, con 3 presidi  Slow Food.

 EXPO 2015 e “Bergamo Experience”, che raccoglie tutte le iniziative di marketing territoriale collegate ad Expo, rappresentano un’imperdibile occasione per fare sistema con tutta la filiera lattiero-casearia bergamasca e approcciare il pubblico internazionale.

Il progetto “Forme. Bergamo capitale europea dei formaggi” nasce per iniziativa della Camera di Commercio di Bergamo elaborata e concretizzata dall’”Associazione San Matteo-Le Tre Signorie” con l’obiettivo di aumentare la conoscenza e la percezione di valore dei prodotti. legandone le caratteristiche uniche al territorio.

I Prodotti

La straordinaria ricchezza casearia bergamasca è protagonista a 360° di tutte le attività del progetto Forme, che concentrerà l’azione sulle 9 D.O.P (Fomai de Mut dell’Alta Valle Brembana, Strachitunt Val Taleggio, Bitto, Taleggio, Gorgonzola, Grana Padano, Provolone Valpadana, Quartirolo Lombardo, Salva Cremasco) e sui 7 “Formaggi Principi delle Orobie”, alcuni dei quali presenti anche tra le D.O.P. (Agrì di Valtorta-presidio Slow Food, BItto Storico- presidio Slow Food, Branzi FTB, Formai de Mut dell’Alta Valle Brembana, Strachítunt Val Taleggio, Stracchino all’Antica delle Valli Orobiche- presidio Slow Food e i Formaggi di Capra Orobica).

Saranno valorizzati all’interno del programma del progetto Forme anche i 21 prodotti con il marchio di qualità   «Bergamo, città dei Mille…sapori», promosso dalla Camera di Commercio di Bergamo

Il programma

L’obiettivo è creare occasioni di conoscenza e di contatto che trasformino il prodotto in un’esperienza viva e coinvolgente, per intercettare un pubblico ampio in numerosi ambiti.

Numerose le partnership già attivate, come quelle con l’Associazione Signum-Domus Bergamo, la casa bergamasca di Expo in città, con eventi a tema e degustazioni, con Italian Makers Village, il fuori Expo di Confartigianato in via Tortona 32, a Milano, con il Comitato decennale Luigi Veronelli per la mostra Camminare la Terra, con lo chef Chicco Cerea del ristorante 3 stelle Michelin Da Vittorio, ambasciatore del progetto e ideatore di ricette ad hoc, con l’istituto Alberghiero di San Pellegrino Terme i cui studenti saranno coinvolti in tutti gli eventi dal progetto, e soprattutto con la Fondazione MIA, Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo, per una mostra gastronomico-culturale nello straordinario complesso monastico Vallombrosano di Astino.

Un ricco corollario di iniziative sarà distribuito durante tutto il periodo dell’Esposizione Universale, ad iniziare dalla presenza dei “Formaggi Principi delle Orobie” a Expo, nel Padiglione delle Eccellenze Italiane gestito da Slow Food, a partire dall’8 maggio con lo Stracchino all’Antica delle Valli Orobiche.
E poi i grandi appuntamenti di ottobre: il Festival del Pastoralismo, ad Astino, la festa-convegno sulle razze orobiche (la vacca Bruna Alpina originale e la Capra Orobica), il campionato del mondo di mungitura a mano, entrambi a Lenna, in Valle Brembana, la Sagra della Polenta Taragna Orobica, ad Alta Quota (la fiera dedicata alla montagna a Bergamo) convegni a tema.

Tra le iniziative, più in dettaglio:

FORME DI TRADIZIONE – Casere aperte

Open day organizzati da giugno a ottobre presso le aziende produttrici dei formaggi, con visite guidate ed esperienze di degustazione.

FORME DI SCOPERTA – Le vie dei formaggi

Percorsi turistici che attraversano le zone di produzione e di alpeggio e raggiungono attraverso il Sentiero 101 delle Orobie i rifugi in quota.

FORME D’ECCELLENZA – Mostra FORMAE

Allestita per tutto il mese di ottobre nello splendido contesto del monastero vallombrosano di Astino, la mostra offrirà al visitatore un duplice approccio:

– artistico, nel quale le eccellenze casearie saranno proposte come veri e propri “beni culturali”, disegnando un percorso espositivo capace di far dialogare, l’arte del cibo con l’arte figurativa.

– esperienziale: laboratori e degustazioni per far scoprire e guidare all’identificazione delle caratteristiche uniche dei formaggi bergamaschi e introdurre all’esperienza del gusto.

Articolo di Giovanni Ghisalberti- g.ghisalberti@progettoforme.eu – mob.  +39.338.2571965

 

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Valle Brembana, la terra di Arlecchino

Statua-Arlecchino-Valle-Brembana Il conduttore di un noto programma televisivo, Paolo Milesi, è costretto a ritornare nel suo paese d’origine per prendersi cura del padre, celebre interprete della maschera di Arlecchino. Le vecchie ferite del loro rapporto si riaprono, mentre Paolo riscopre lentamente l’affascinante mondo della Commedia dell’Arte: l’incontro con la maschera di Arlecchino lo costringerà a confrontarsi con le sue scelte di vita.
Questa la trama del film Io Arlecchino, in uscita nelle sale giovedì 11 giugno.

“Perché ambientare ai giorni nostri una storia che pesca la sua idea nella Commedia dell’Arte, apparentemente lontana dai temi e dai problemi che l’attualità oggi ci sottopone? Perché ci sono storie che sono portatrici di elementi distintivi, di una particolare magia che le rende uniche e universali.” Così i produttori Nicola Salvi e Elisabetta Sola presentano il film che rappresenta anche la prima volta dietro la macchina da presa di Giorgio Pasotti insieme a Matteo Bini.
Un ritorno alle origini del personaggio, alle tradizioni e alle cultura del luogo e della Commedia dell’Arte, della quale la Valle Brembana ne è la location privilegiata. La terra bagnata dal Brembo infatti può vantare di essere la patria degli Zanni, dai quali prende vita la figura dell’Arlecchino.

Girato tra la spendida Cornello dei Tasso, annoverata tra i Borghi più belli d’Italia e Camerata Cornello, nel film sono visibili scorci storici e naturalistici del nostro splendido territorio ricco di cultura e tradizione.
Ecco il  servizio TG1 Film Io Arlecchino

Da qualche mese, inoltre è stata inaugurata la statua di Arlecchino all’ingresso della Valle Brembana, un benvenuto a turisti e a visitatori in questa meravigliosa terra.

Il Giornalista Marzullo (InterValli), racconta la Sagra della Mela

marzulloUn articolo di Federico Marzullo, giornalista del mensile InterValli, mensile simbolo della Valle Brembana, che racconta la Sagra della Mela.

La valle Brembana è pronta a coprirsi dei variopinti colori delle bucce e dal lucore degli smalti verdi, gialli e rossi che danno sapore alle miriadi di mele esposte dai coltivatori locali. Anche quest’anno, a Piazza Brembana, il gusto tornerà a sposare la tradizione e i sapori d’autunno entreranno in un connubio perfetto con qsagra mela 3uelli dei frutti del nostro territorio, con due giorni interamente dedicati alla 5° Edizione della «Sagra della mela». La Kermesse enogastronomica, che si terrà il prossimo 18 e 19 ottobre, sarà esclusivamente dedicata ai sapori, alle prelibatezze e alla bontà dei prodotti tipici delle nostre valli, unici ed inconfondibili nel loro genere. A soddisfare i palati più raffinati ed esigenti non saranno solo le mele, vere ed indiscusse protagoniste dell’evento, ma anche le ricche varietà di formaggi, marmellate, biscotti, salumi, miele e birre artigianali, dal gusto particolare e dall’aroma caratteristico. Come ogni anno, oltre alla consueta mostra mercato della «Mela della Valle Brembana» e ai diversi stands di prodotti tipici, che vi faranno percorrere un delizioso tour gastronomico, accompagneranno la sagra anche alcuni concorsi gastronomici. Si potrà inoltre soggiornare tranquillamente nelle strutture convenzionate e gustare in tutta serenità i menù tipici. L’Evento, proprio in virtù dell’enorme successo riscosso – di anno in anno – vede estendersi un sempre maggiore numero di partecipanti e partners. Quest’anno, tra gli organizzatori, figurerà anche «La Baita dei Saperi e dei Sapori» di Zogno, con la storica «Latteria di Branzi», perfetto testimonial e interprete del concetto di altissima qualità e valore che la manifestazione vuole veicolare. Per immergersi al meglio in questo mondo, degustando e scoprendo la storia delle preziose produzioni brembane, squisiti assaggi, spettacoli musicali dal vivo, mostre e dimostrazioni faranno da cornice ad un weekend all’insegna del gusto e delle tradizioni.

 

Federico Marzullo

 

 

Il Campionato del Mondo di Mungitura a Mano di Vacche… In Valle Brembana

Schermata 09-2456910 alle 11.47.58La Valle Brembana sulla vetta del mondo, con un posto d’onore nel mondo delle grandi sfide internazionali, e comunque andrà sarà sempre una vittoria. Domenica 28 settembre, dalle ore 9.00, prenderà avvio il primo Campionato Mondiale di Mungitura a Mano di Vacche, ospitato dall’Agriturismo Ferdy di Lenna (Bergamo). L’organizzazione dell’evento è affidata all’Associazione Fiera San Matteo di Branzi, con la collaborazione del Comune di Lenna, di Associazioni  di allevatori e sponsor. Premi e Partecipanti: In palio verrà messo un montepremi di 6.000,000 euro, che saranno ripartiti fra i primi tre podi nei rispettivi valori di 3.500,00 euro al primo classificato, 1.500,00 al secondo e 1.000,00 al terzo. A contendersi il primato saranno i mungitori che abitualmente frequentano gli alpeggi, che gareggeranno per la simbolica vittoria del Secchio d’Oro. Il Regolamento stilato prevede che gli sfidanti in gara debbano mungere quanto più latte possibile in un tempo limite di due minuti dalla propria mucca o da un capo messo a disposizione. Animali e concorrenti saranno sottoposti a rigidi controlli per scongiurare il rischio frode e garantire limpidezza ad un torneo che vuole preservare il valore di un mestiere sempre più soppiantato da mungitrici meccaniche. Schermata 09-2456910 alle 11.48.18“Al di là dell’aspetto folcloristico e agonistico – spiegano dal comitato organizzatore – il primo campionato del mondo di mungitura a mano vuole valorizzare e portar all’attenzione del grande pubblico chi, con fatica, determinazione, passione e coraggio, custodisce e alimenta una pratica antica, per secoli unico mezzo di sostentamento per intere popolazioni rurali. Esaltare la mungitura a mano, ancora oggi, significa rendere omaggio a queste generazioni e, al tempo stesso, essere forieri di genuinità, libertà di pascolo delle mandrie, in un settore ormai dominato dalla meccanizzazione e dalla produzione intensiva”. Questo trofeo, pertanto, è stato intitolato ai “Formaggi Principi delle Orobie”, un marchio creato appositamente dall’Associazione Fiera San Matteo che riunisce le sei eccellenze casearie delle Prealpi Lombarde, ad oggi disponibili presso La Baita dei Saperi e dei Sapori di Zogno (Bergamo), all’ingresso della Valle Brembana: Formai de Mut dell’Alta Valle Brembana DOP, Bitto Storico, Stracchino all’antica delle Valli Orobiche, Agrì di Valtorta e Strachitunt DOP, tutti formaggi che si contraddistinguono per la produzione nell’ambiente incontaminato della montagna. I Partecipanti: All’Agriturismo Ferdy arriveranno in particolare dal Nord Italia, dall’Austria, dalla Svizzera e dalla Germania. Specifichiamo che la pratica della mungitura a mano è per gran parte andata persa, e l’aver raggiunto ad oggi un numero sufficiente di iscrizioni che garantiscano il pieno svolgimento del torneo, è stato un primo successo. Info e Iscrizioni: info@fierasanmatteo.it -338/2571965. oppure 347/9956383.

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I Musei della Valle Brembana

museoL’incantevole Valle Brembana, è nota a tutti per le sue bellezze naturali e paesaggistiche per le sue stazioni climatiche, termali, sciistiche,è anche uno straordinario luogo d’arte e di tradizioni. Questa ricchezza merita di essere meglio conosciuta ed apprezzata, per il suo valore intrinseco e per l’impegno culturale di cui essa è testimonianza. L’amore con cui l’intera valle ha saputo conservare, raccogliere e valorizzare il proprio patrimonio è cosa senz’altro da sottolineare.

Alcuni di questi musei (i due di Zogno primi fra tutti) sono sorti grazie all’impegno e al sacrificio di privati cittadini della Valle Brembana, che hanno speso senza risparmio tempo, energie, risorse, nella ricerca di oggetti che parlassero della loro terra e della loro storia, che testimoniassero della loro identità. Si tratti di Arte Sacra, strumenti di lavoro, di costumi popolari, di minerali o di fossili, l’immagine della Valle Brembana che da questi musei emerge è una sola: di amore per le proprie tradizioni, di geloso e orgoglioso attaccamento a un patrimonio di cultura che gli oggetti dei musei della Valle attestano e documentano, ma non sostituiscono. Altri musei sono nati in tempi più recenti, su iniziativa pubblica, ma nello stesso spirito: si veda ad esempio lo straordinario complesso di Valtorta, in cui non si sa se vadano maggiormente ammirati gli oggetti, il fascino edificio che li raccoglie, o gli elementi di contorno (mulino, maglio, …) restaurati con una precisione che trova riscontro solo nei grandi musei etnografici del Nord Italia.

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Per chi soggiorna nella Valle Brembana, soprattutto d’estate, questi musei potranno offrire un’interessante occasione culturale. Ma ci auguriamo che essi possano essere anche meta di una gita specifica, o di un fine settimana, in cui accostare arte, paesaggio, testimonianze storiche. Non si dimentichi che la Val Brembana, attraverso la Strada Priula e il valico di San Marco, fu per secoli una tra le più importanti vie di comunicazione tra la pianura Padana e i Grigioni: le testimonianze che la arricchiscono sono anche conseguenza di questo suo ruolo non secondario e costituiscono un insieme che ampiamente ripagherà il visitatore delle sue fatiche.

 

 

 

“La Mia Montagna in Valle Brembana”: un concorso fotografico social

valle bbbL’importanza di un network rinforzato da partnership costanti, è uno degli obiettivi portati avanti nell’ambito del progetto Baita dei Saperi e dei Sapori Brembani. Gastronomia, arte, cultura e turismo sono i nostri capisaldi, e in questo post presentiamo la nostra partecipazione all’ormai tradizionale Concorso Fotografico “La Mia Montagna in Valle Brembana”, in sinergia con il portale Valbrembana Web.

Il lancio del concorso è previsto per venerdì 1 agosto e si protrarrà fino al 15 di settembre. Per aderire, dovrete accedere alla pagina con modulo di iscrizione presente sul sito di Valle Brembana Web, a cui verrà allegato anche il regolamento da seguire per tutti i partecipanti in gara.

La fase successiva, invece, è quella che si aprirà dal 15 settembre al 23 settembre, in cui prenderà il via la versione Social del concorso “La Mia Montagna in Val Brembana”, diretto da La Baita dei Saperi e Sapori, che dovrà valutare i “social vincitori” del concorso, che saranno premiati in occasione dell’annuale Fiera di San Matteo che si terrà a Branzi.

E… Per scaldare gli animi, sulla nostra pagina facebook della Baita, sfodereremo un bellissimo amarcord con le foto più belle dei precedenti concorsi, che inseriremo nelle pubblicazioni quotidiane del nostro piano editoriale, taggando gli autori degli scatti.

 

 

Il Gattopardo in Valle Brembana

imageFu merito di Gian Pietro Galizzi, sindaco di San Pellegrino nel 1954, e del critico letterario Giuseppe Ravegnani, l’approdo in Valle Brembana di Giuseppe Tomasi principe di Lampedusa, autore dello splendido romanzo de “Il Gattopardo”. E fu merito ancora loro l’approdo di un ampio numero di scrittori e letterati, tutti invitati al convegno letterario “Romanzo e poesie di ieri e di oggi. Incontro di due generazioni”, un grande evento volto a ridare lustro alla cittadina termale che lo ospitava. E, proprio in quell’occasione, tra i grandi nomi spiccavano anche quelli di Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti e Italo Calvino, per un totale di nove grandi scrittori affermati che si proponevano di lanciare dieci talenti in rampa di lancio, loro pupilli. Poi il “Comitato d’onore” e, infine, quell’ingresso inaspettato, che arriva senza invito, quasi da semplice spettatore per accompagnare il cugino-poeta Lucio Piccolo: E’ Giuseppe Tomasi, principe di Lampedusa, allora cinquantottenne. Una figura quasi fuori luogo, quasi sbarcata da un altro mondo con altra cultura; un gentiluomo siciliano che, nonostante l’afa estiva, era in completo nero, con tanto di bombetta e curiosi giornalisti al seguito. Una lotta contro il tempo per lui: l’ispirazione della bella cittadina termale, il nuovo vigore conferitogli dalla presenza di questa èlite letteraria, ed un grande intreccio su cui strutturare uno dei capolavori del secolo scorso. In pochi giorni l’umore di un principe siciliano deluso e malaticcio cambiò, nuove enrgie riaffiorarono, e il ritorno in Sicilia consacrò la mano letteraria dello scrittore all’Olimpo dei grandi classici del romanzo italiano. Tra il 1955 e il ’56, Tomasi scrisse l’intera opera, con protagonista Don Fabrizio principe di Salina e il suo ambizioso nipote, Tancredi Falconeri: entrambi alle prese con i moti garibaldini e lo sbarco di Marsala, l’ascesa del Piemonte, l’unificazione d’Italia, un posto al Senato e una regione che non voleva cambiare, che voleva morire della propria gloria, della propria eleganza e che si sentiva perfetta: la Sicilia. Era il 1860 circa, il fulcro degli eventi attorno a cui si svolse il romanzo; era quasi un secolo dopo – il 1956 – che la malattia colse invece lo scrittore Giuseppe Tomasi, che morì dopo la composizione del romanzo.

Il Centro Storico Culturale riscopre la Bélle Epoque

63522_panoramica_san_pellegrino_terme_san_pellegrino_termeSi chiamava Bélle Epoque il grande sogno europeo che ha riportato lo splendore dell’eleganza e della dolce vita nel vecchio continente. E si chiama San Pellegrino Terme il principale fulcro vacanziero che attraeva a sé aristocratici e borghesi altolocati nei primi quindici anni del secolo scorso, tra i fasti del liberty, dei grandi Gala e delle notti folgoranti che accendevano la valle con luci, carrozze e champagne. A dipingere questo spaccato è il professore Tarcisio Bottani, presidente del Centro Storico Culturale “Felice Riceputi”.

“Il Novecento si aprì all’insegna della ricchezza portata dalla Rivoluzione Industriale – spiega Bottani – e di un’innovazione che ha regalato alla valle il collegamento feroviario con Bergamo nel 1906, favorendo così il turismo”. Un turismo prettamente estivo, che iniziava a fine maggio e si concludeva a fine settembre, tra feste, spettacoli teatrali, colazioni in abito bianco e passeggiate lungo il brembo, il tutto documentato dal giornale per eccellenza della mondanità locale: “Si chiamava il Giornale di San Pellegrino – precisa Bottani – ed era un settimanale stampato appositamente nei mesi clou dell’anno, costituito da 24 pagine”. Le prime tre descrivevano dettagliatamente gli eventi, mentre la quarta annoverava tutti i personaggi di maggior spicco che si distinguevano tra le scintillanti feste al Grand Hotel e le grandi giocate al tavolo della roulette al Casinò. “Il Grand Hotel sorse nel 1904, aveva 300 stanze, tutte con acqua calda e un impianto elettrico che assicurava la luce e anche l’apparecchio telefonico in ogposter_belle_epoque (19)ni camera – ricorda il professore -, mentre tre anni dopo venne aperta la sala da gioco, che, assieme alle terme, rappresentava uno dei fulcri principali delle attività giornaliere”. I turisti soggiornavano anche per un mese intero, e si dilettavano in vari sport: “su tutti si prediligeva lo schettinaggio, uno sport simile al cricket di oggi, oppure si assisteva ai concorsi ippici, che si svolgevano ogni quindici giorni ed avevano una caratura nazionale”.

Un luogo raffinato, che oggi potremmo paragonare alla Costa Azzurra in Francia, dove l’aristocrazia si dava lustro e il borghese reclamava i suoi spazi. E in mezzo, invece, gli abitanti del paese e dei dintorni vallari, di una società povera: “I genitori mandavano i bambini a raccogliere i ciclamini nei prati, per rivenderli alle ricche signore lungo le strade”. Un’epoca scintillante, a cui solo la Prima Guerra Mondiale pose fine, “con la chiusura del Casinò nel 1917 per volere del Ministro degli Interni, mentre anche i giovani rampolli delle grandi famiglie venivano chiamati alle armi e perdevano la vita per la patria”. Di questa epoca bella restano oggi i soli monumenti, e documenti d’archivio che mostrano anche la tenue contrapposizione della Curia e della Parrocchia locale, che stamparono, a quel tempo, il Corriere di San Pellegrino, per contrapporsi agli eccessi di un’epoca dorata, il cui ricordo resta oggi aggrappato alla bellezza residua di questa cittadina, che ha sempre guardato al passato e mai abbastanza al proprio futuro.