Il Gattopardo in Valle Brembana

imageFu merito di Gian Pietro Galizzi, sindaco di San Pellegrino nel 1954, e del critico letterario Giuseppe Ravegnani, l’approdo in Valle Brembana di Giuseppe Tomasi principe di Lampedusa, autore dello splendido romanzo de “Il Gattopardo”. E fu merito ancora loro l’approdo di un ampio numero di scrittori e letterati, tutti invitati al convegno letterario “Romanzo e poesie di ieri e di oggi. Incontro di due generazioni”, un grande evento volto a ridare lustro alla cittadina termale che lo ospitava. E, proprio in quell’occasione, tra i grandi nomi spiccavano anche quelli di Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti e Italo Calvino, per un totale di nove grandi scrittori affermati che si proponevano di lanciare dieci talenti in rampa di lancio, loro pupilli. Poi il “Comitato d’onore” e, infine, quell’ingresso inaspettato, che arriva senza invito, quasi da semplice spettatore per accompagnare il cugino-poeta Lucio Piccolo: E’ Giuseppe Tomasi, principe di Lampedusa, allora cinquantottenne. Una figura quasi fuori luogo, quasi sbarcata da un altro mondo con altra cultura; un gentiluomo siciliano che, nonostante l’afa estiva, era in completo nero, con tanto di bombetta e curiosi giornalisti al seguito. Una lotta contro il tempo per lui: l’ispirazione della bella cittadina termale, il nuovo vigore conferitogli dalla presenza di questa èlite letteraria, ed un grande intreccio su cui strutturare uno dei capolavori del secolo scorso. In pochi giorni l’umore di un principe siciliano deluso e malaticcio cambiò, nuove enrgie riaffiorarono, e il ritorno in Sicilia consacrò la mano letteraria dello scrittore all’Olimpo dei grandi classici del romanzo italiano. Tra il 1955 e il ’56, Tomasi scrisse l’intera opera, con protagonista Don Fabrizio principe di Salina e il suo ambizioso nipote, Tancredi Falconeri: entrambi alle prese con i moti garibaldini e lo sbarco di Marsala, l’ascesa del Piemonte, l’unificazione d’Italia, un posto al Senato e una regione che non voleva cambiare, che voleva morire della propria gloria, della propria eleganza e che si sentiva perfetta: la Sicilia. Era il 1860 circa, il fulcro degli eventi attorno a cui si svolse il romanzo; era quasi un secolo dopo – il 1956 – che la malattia colse invece lo scrittore Giuseppe Tomasi, che morì dopo la composizione del romanzo.

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