Il Centro Storico Culturale riscopre la Bélle Epoque

63522_panoramica_san_pellegrino_terme_san_pellegrino_termeSi chiamava Bélle Epoque il grande sogno europeo che ha riportato lo splendore dell’eleganza e della dolce vita nel vecchio continente. E si chiama San Pellegrino Terme il principale fulcro vacanziero che attraeva a sé aristocratici e borghesi altolocati nei primi quindici anni del secolo scorso, tra i fasti del liberty, dei grandi Gala e delle notti folgoranti che accendevano la valle con luci, carrozze e champagne. A dipingere questo spaccato è il professore Tarcisio Bottani, presidente del Centro Storico Culturale “Felice Riceputi”.

“Il Novecento si aprì all’insegna della ricchezza portata dalla Rivoluzione Industriale – spiega Bottani – e di un’innovazione che ha regalato alla valle il collegamento feroviario con Bergamo nel 1906, favorendo così il turismo”. Un turismo prettamente estivo, che iniziava a fine maggio e si concludeva a fine settembre, tra feste, spettacoli teatrali, colazioni in abito bianco e passeggiate lungo il brembo, il tutto documentato dal giornale per eccellenza della mondanità locale: “Si chiamava il Giornale di San Pellegrino – precisa Bottani – ed era un settimanale stampato appositamente nei mesi clou dell’anno, costituito da 24 pagine”. Le prime tre descrivevano dettagliatamente gli eventi, mentre la quarta annoverava tutti i personaggi di maggior spicco che si distinguevano tra le scintillanti feste al Grand Hotel e le grandi giocate al tavolo della roulette al Casinò. “Il Grand Hotel sorse nel 1904, aveva 300 stanze, tutte con acqua calda e un impianto elettrico che assicurava la luce e anche l’apparecchio telefonico in ogposter_belle_epoque (19)ni camera – ricorda il professore -, mentre tre anni dopo venne aperta la sala da gioco, che, assieme alle terme, rappresentava uno dei fulcri principali delle attività giornaliere”. I turisti soggiornavano anche per un mese intero, e si dilettavano in vari sport: “su tutti si prediligeva lo schettinaggio, uno sport simile al cricket di oggi, oppure si assisteva ai concorsi ippici, che si svolgevano ogni quindici giorni ed avevano una caratura nazionale”.

Un luogo raffinato, che oggi potremmo paragonare alla Costa Azzurra in Francia, dove l’aristocrazia si dava lustro e il borghese reclamava i suoi spazi. E in mezzo, invece, gli abitanti del paese e dei dintorni vallari, di una società povera: “I genitori mandavano i bambini a raccogliere i ciclamini nei prati, per rivenderli alle ricche signore lungo le strade”. Un’epoca scintillante, a cui solo la Prima Guerra Mondiale pose fine, “con la chiusura del Casinò nel 1917 per volere del Ministro degli Interni, mentre anche i giovani rampolli delle grandi famiglie venivano chiamati alle armi e perdevano la vita per la patria”. Di questa epoca bella restano oggi i soli monumenti, e documenti d’archivio che mostrano anche la tenue contrapposizione della Curia e della Parrocchia locale, che stamparono, a quel tempo, il Corriere di San Pellegrino, per contrapporsi agli eccessi di un’epoca dorata, il cui ricordo resta oggi aggrappato alla bellezza residua di questa cittadina, che ha sempre guardato al passato e mai abbastanza al proprio futuro.

 

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